Avere voglia di sperimentare, di non fermarsi alle prime difficoltà. Di affermarsi senza piegare le regole, senza le scorciatoie ma per il gusto della sfida, di coltivare un’emozione maggiore che ci dia entusiasmo che ci collochi al centro delle nostre aspettative. Tutto chiaramente da contestualizzare. L’uomo che ritorna al centro del proprio universo. Una visione esclusiva e non solidaristica? Niente di tutto ciò: solo la necessità di affermarsi senza piegarsi, senza regole di subordinazione viziate dalla logica di potere che le ha patrocinate. Una nuova frontiera socio-illuministica per un riscatto sociale dell’individuo che non si riconosce nella società? In parte, anche se si tratta di un argomentazione troppo generica. Lo spartito di una musica che stona rispetto alle esigenze attuali, la necessità di recuperare spazi vitali della nostra esistenza non più basati sull’adesione passiva ma su una logica pro-attiva fatta di scambio concreto meno misurabile in senso economico ma più appagante in senso sociale!? Forse ci siamo, o forse ci siamo spinti troppo in avanti.
Rimane l’esigenza irreversibile di essere parte di un cambiamento. Le spinte propulsive ci sono e non possiamo ignorarle. Le angosce segnate sul viso delle persone lo richiedono; l’inquietudine, il senso di disorientamento, la mancanza di fiducia, la distanza dal prodotto, dal mercato, pur con le lusinghe di un’emozione pre-costituita, il sociale pre-costituito, sono strumenti che richiedono innovazioni continue ma che ad un certo punto si esauriscono; siamo umani e prima o poi la nostra coscienza critica prenderà il sopravvento. Nel frattempo, queste pulsioni, queste logiche di condivisione ci aiutano a riflettere maggiormente sul nostro relativismo ma anche sul nostro senso di appartenenza.
Le organizzazioni che ci governano, nelle varie declinazioni che soffocano in maniera latente stanno allentando le rigide maglie della nostra inconsapevole forma di libertà. Non ci sono speranze cui fare affidamento, bisogna mettere a nudo il nostro animo, la nostra energia, e concorrere ad una logica inclusiva basata sul valore. Il valore dell’essere umano e della nostra esigenza di solidarietà. La nostra attuale debolezza, volutamente descritta come dis-valore, può essere la forza propulsiva per lasciarci alle spalle tormenti, ansie, inquietudini a vantaggio di un sano ed ambizioso coraggio ed altruismo. Una nuova forma di capitale meno astratta di quella cartolare o figurativa che riempie le pagine di politica ed economia del ceto dominante.
Una nuova forma di altruismo
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