Così come i modelli del futuro si fondano sui nuovi presupposti di trasparenza, di etica, di eteroreferenzialità, così il nostro compito è quello di rimanere fedeli alle nostre idee. Queste ultime possono certamente rimodellarsi in ragione dei nuovi contesti che viviamo ma il principio che va delineandosi è quello che le idee rimangono e sono immodificabili.
Se cambiano le idee i nuovi fatti devono essere comunque coerenti con le nuove idee.
Diverse sono i rischi che possono trovare ampia fecondazione in questo tipo di nuovo rigido paradigma in ordine alla trasparenza ma nella nostra evoluzione e per la nostra evoluzione potrebbe essere sano ritornare ad alcune regole basilari.
In questo senso il linguaggio e le azioni sono tra loro complementari ed eventuali scappatoie dell’uno e dell’altro dovrebbero determinare una distonia riconoscibile dal mercato. Nel prossimo futuro, per la salvezza del nostro spirito, abbiamo necessità che la nostra reputazione sia salva e ci possa distinguere da tutto il “resto”.
Il futuro ci espone ma la natura ci difende se salviamo la nostra essenza.
Nonostante i plurimi tentativi sottoforma di metafore, di allarmismi, di slogan a servizio della tutela delle libertà (quali?!), di cui si compone la dialettica conservatrice nell’evidente tentativo di autodeterminarsi quale strumento di contrasto all’evoluzione naturale, il mondo che ci si dispiega dinnanzi è tutto incentrato su nuove forme di cultura e di ricongiunzione tra umanità e contesto ambientale.
Abituiamoci a queste idee e difendiamo la nostra parola; l’alternativa è il delirio che sempre meno sarà confuso con la genialità come invece tutt’ora si tende a camuffarlo.
Non è un invito ad essere uomini comuni ma un invito ad essere persone .